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Avv. Ezio Bonanni

Mesotelioma da amianto dopo quasi 40 anni nell’Aeronautica

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  • Ultima modifica dell'articolo:Luglio 31, 2026

Il Tribunale riconosce il legame tra la malattia e l’esposizione all’amianto durante il servizio. Ai familiari stima di oltre 468 mila euro

Una lunga carriera nell’Aeronautica Militare, poi la diagnosi di mesotelioma pleurico e, infine, la battaglia della famiglia per il riconoscimento dei propri diritti.

È questo il percorso al centro di una recente sentenza del Tribunale di Napoli, pubblicata il 28 luglio 2026. Il giudice ha riconosciuto il diritto al risarcimento della vedova e dei due figli di un maresciallo dell’Aeronautica Militare, deceduto nel luglio 2015 dopo una diagnosi di mesotelioma pleurico.

Il risarcimento stabilito, secondo quanto dichiarato da ONA, potrebbe superare i 468 mila euro, ai quali si aggiungono rivalutazione e interessi.

Quasi quarant’anni di servizio nell’Aeronautica

Il militare, identificato negli atti con le iniziali C.M., era originario di Napoli. Per quasi quarant’anni ha prestato servizio nell’Aeronautica Militare con mansioni di motorista e tecnico manutentore.

Nel corso della sua carriera ha lavorato in diverse installazioni militari italiane. Tra queste figurano Capodichino, Pratica di Mare, Grosseto, Gioia del Colle e Grazzanise.

Le attività svolte lo avrebbero portato, secondo quanto ricostruito nel procedimento, a lavorare a contatto con aeromobili e componenti che, all’epoca, potevano contenere amianto.

Nel 2013 è arrivata la diagnosi di mesotelioma pleurico, una grave patologia associata all’esposizione alle fibre di amianto. Due anni più tardi, nel luglio 2015, il maresciallo è morto.

Il riconoscimento del nesso con l’amianto

La pronuncia del Tribunale di Napoli ha riconosciuto il collegamento tra l’esposizione professionale all’amianto e la malattia.

Il giudice ha quindi riconosciuto il diritto della moglie e dei due figli al risarcimento dei danni subiti.

La decisione assume particolare rilievo anche per un altro aspetto: la valutazione della sofferenza dei familiari durante il periodo della malattia.

La sofferenza dei familiari prima della morte

Nelle motivazioni della sentenza viene considerato anche il periodo precedente al decesso.

Il Tribunale ha evidenziato che la sofferenza dei familiari può iniziare già durante la malattia, soprattutto quando il decorso è caratterizzato da cure, ricoveri e un progressivo peggioramento delle condizioni del paziente.

In questo caso, quindi, la sofferenza della famiglia non è stata considerata soltanto in relazione alla perdita del congiunto, ma anche rispetto al lungo periodo trascorso tra la diagnosi e la morte.

La questione della prescrizione

Un altro punto importante della sentenza riguarda la prescrizione.

Il Ministero della Difesa aveva sollevato un’eccezione di prescrizione. Il Tribunale l’ha respinta, ritenendo tempestiva l’azione avviata dai familiari.

Secondo la ricostruzione contenuta nella decisione, il termine non doveva essere fatto decorrere automaticamente dalla diagnosi del mesotelioma o dalla data del decesso.

Per il giudice, il momento rilevante era invece quello in cui i familiari avevano raggiunto la piena consapevolezza del rapporto tra la malattia e l’esposizione all’amianto avvenuta durante il servizio.

Un elemento significativo è rappresentato anche dal successivo riconoscimento dello status di Vittima del Dovere, riferito alla patologia contratta durante l’attività nell’Aeronautica Militare.

Il commento dell’ONA – Osservatorio Nazionale Amianto

Sulla vicenda è intervenuto l’avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia.

«Questa sentenza conferma ancora una volta che troppo spesso i servitori dello Stato non hanno perso la vita sul campo di battaglia, ma per un nemico invisibile presente negli ambienti di lavoro».

Bonanni ha inoltre richiamato l’attenzione sulle conseguenze che l’esposizione all’amianto ha avuto su militari che hanno trascorso gran parte della propria vita professionale al servizio delle istituzioni.

Secondo il presidente dell’ONA, la vicenda evidenzia anche le difficoltà affrontate dalle famiglie, spesso impegnate per anni in percorsi giudiziari finalizzati al riconoscimento dei propri diritti.

«Una speranza per gli ex militari»

Sulla sentenza è intervenuto anche Nicola Panei, maresciallo dell’Aeronautica Militare e componente del Direttivo nazionale dell’ONA, indicato dall’associazione come vittima dell’amianto.

Panei ha sottolineato l’importanza della decisione per chi ha lavorato per molti anni sugli aeromobili militari.

«Per chi ha lavorato per anni sugli aeromobili militari, questa sentenza rappresenta un riconoscimento importante».

Secondo Panei, la pronuncia può rappresentare un elemento di speranza per gli ex militari che attendono ancora il riconoscimento del rapporto tra la malattia e l’attività svolta durante il servizio.

(Sentenza di primo grado)