A 25 anni dagli attentati dell’11 settembre 2001, si accendono nuovamente i riflettori sula questione amianto nell’area del World Trade Center torna al centro dell’attenzione. Lo fa il New York Times attenzionando una nuova documentazione sul monitoraggio ambientale effettuato nei mesi successivi al crollo delle Torri Gemelle. La vicenda è stata ricostruita in un articolo dal titolo “After 9/11 – Documents Suggests” pubblicato il 7 settembre 2026 secondo il quale si tratterebbe di oltre 170.000 pagine di documenti relativi alla qualità dell’aria e alle attività di bonifica nell’area di Lower Manhattan.
Il materiale riguarda un periodo particolarmente delicato, quando residenti, lavoratori e soccorritori erano ancora alle prese con le conseguenze dell’attacco.
Tracce di amianto anche mesi dopo gli attentati
Uno degli elementi più rilevanti emersi dalla documentazione riguarda la presenza di amianto. Della quale comunque in Italia l‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto dedicò ampia letteratura nelle sue pubblicazioni.
Secondo la ricostruzione del New York Times, alcuni controlli effettuati nel luglio 2002, quindi circa dieci mesi dopo gli attentati, avrebbero rilevato ancora tracce di amianto in diversi punti di un edificio situato a meno di un miglio dal World Trade Center.
La documentazione esaminata comprenderebbe segnalazioni relative a superfici esterne, tetti e altre aree dell’edificio.
I nuovi documenti sulla qualità dell’aria
La documentazione resa disponibile comprende, secondo il New York Times, rapporti, misurazioni ambientali e comunicazioni relative alla gestione dell’a qualità dell’ambiente.
Una parte dei materiali riguarderebbe anche campionamenti effettuati da organismi pubblici e laboratori privati.
Il quadro che emerge però non appare uniforme. Alcuni risultati avrebbero indicato concentrazioni inferiori ai limiti considerati applicabili dalle autorità competenti, mentre altri campioni avrebbero evidenziato valori superiori alle soglie di riferimento.
In alcuni casi, inoltre, la documentazione non sarebbe accompagnata da un’analisi interpretativa completa.
Questa distinzione è importante: un singolo campione, infatti, non permette di descrivere da solo la qualità dell’aria di un’intera area o di stabilire l’entità dell’esposizione individuale.
Le rilevazioni nell’area di Lower Manhattan
Le registrazioni ambientali raccolte da diverse istituzioni avrebbero documentato la presenza di amianto e altri contaminanti in più zone di Lower Manhattan. Il materiale comprenderebbe inoltre documenti relativi all’area del 7 World Trade Center, edificio crollato nel pomeriggio dell’11 settembre.
Amianto e benzene: non solo polveri
La documentazione citata dal New York Times comprende anche informazioni relative ad altri contaminanti.
Un audit del novembre 2001 avrebbe evidenziato una presenza ancora significativa di benzene nell’area vicina alle Torri Gemelle.
Lo stesso materiale avrebbe inoltre documentato un aumento della concentrazione di amianto nell’aria nell’area della discarica di Fresh Kills, a Staten Island, dove furono trasferiti grandi quantitativi di materiali provenienti dal World Trade Center.
Il problema delle informazioni disponibili all’epoca
È importante evitare conclusioni eccessivamente semplicistiche.
La disponibilità di dati che indicano la presenza di amianto o di altri contaminanti non dimostra automaticamente che una determinata persona sia stata danneggiata né stabilisce, da sola, responsabilità individuali.
Il valore della nuova documentazione consiste soprattutto nella possibilità di confrontare comunicazioni pubbliche, misurazioni ambientali e rapporti tecnici prodotti durante le operazioni successive all’11 settembre.
Il caso di un edificio a meno di un miglio da Ground Zero
Tra i documenti citati dal New York Times assumono particolare rilievo quelli relativi a 15 John Street, edificio situato a meno di un miglio dal World Trade Center.
I controlli effettuati nel luglio 2002 avrebbero registrato la presenza di amianto in diversi punti.
La documentazione permette così di osservare una situazione ambientale ancora complessa a distanza di mesi dagli attentati.
Il caso rappresenta un esempio concreto della difficoltà di gestire la contaminazione durante una fase di emergenza caratterizzata da enormi quantità di detriti, polveri e materiali provenienti dagli edifici distrutti.
25 anni dopo, una documentazione ancora da analizzare
La pubblicazione di oltre 170.000 pagine costituisce del resto una quantità considerevole di materiale. Secondo quanto riportato dal New York Times, i documenti sono stati conservati per oltre due decenni. Tuttavia non tutte le informazioni contenute nei documenti hanno però lo stesso significato. Per interpretarle correttamente è necessario considerare la data del campionamento, il luogo, il tipo di materiale analizzato, il metodo utilizzato e i limiti normativi applicabili in quel momento.
