Il radon è un gas radioattivo naturale, invisibile e inodore, che può accumularsi negli ambienti domestici. Da tempo è conosciuto soprattutto per il suo legame con il tumore del polmone. Tuttavia, nuove ricerche stanno approfondendo anche i possibili effetti dell’esposizione sulla salute cardiovascolare.
Uno studio pubblicato il 5 novembre 2026 sulla rivista scientifica JAMA Network Open ha analizzato il rapporto tra le concentrazioni di radon nelle abitazioni e il rischio di sviluppare uno scompenso cardiaco nelle donne in postmenopausa.
La ricerca ha coinvolto oltre 43.000 donne statunitensi, seguite per un periodo medio superiore a 16 anni. I risultati indicano che vivere in aree caratterizzate da concentrazioni indoor di radon superiori sarebbe associato a una maggiore probabilità di sviluppare insufficienza cardiaca rispetto all’esposizione a livelli inferiori.
L’associazione è stata osservata anche per alcune forme specifiche di scompenso cardiaco e per la mortalità correlata alla patologia.
Si tratta di risultati importanti per la ricerca ambientale e cardiovascolare. Tuttavia, essendo uno studio osservazionale, non dimostrano che il radon sia direttamente responsabile dell’insorgenza della malattia.
Premesse di agenda
Per comprendere l’articolo è fondamentale evidenziare che il pCi/L (sta per picocurie per litro) è l’unità di misura standard usata principalmente negli Stati Uniti.
Mentre quindi negli USA si usano i pCi/L, in Italia si utilizza il Becquerel per metro cubo, che è l’unità di misura ufficiale del Sistema Internazionale per la concentrazione di radioattività nell’aria.
L’Hazard Ratio (HR) — in italiano Rapporto di Rischio o Rapporto di Rischi Istantanei — è un parametro statistico utilizzato principalmente nella ricerca medica e farmacologica per confrontare la velocità con cui un determinato evento si verifica nel tempo tra due gruppi diversi (solitamente un gruppo che riceve un nuovo trattamento e un gruppo di controllo).
Radon e scompenso cardiaco: i risultati principali dello studio
La ricerca ha esaminato i possibili effetti dell’esposizione domestica al radon sulla salute del cuore nelle donne dopo la menopausa.
Ecco i principali risultati:
- Partecipanti: 43.188 donne statunitensi in postmenopausa, con un’età media di 63 anni.
- Durata del follow-up: 16,2 anni in media,
- Casi di scompenso cardiaco: 3.446 eventi registrati durante il periodo di osservazione.
- Esposizione al radon: il 36% delle partecipanti viveva in aree con concentrazioni inferiori a 2 pCi/L, il 41% tra 2 e 4 pCi/L e il 23% oltre 4 pCi/L.
- Rischio di scompenso cardiaco: nelle aree con radon superiore a 4 pCi/L è stato rilevato un hazard ratio di 1,19 rispetto alle aree con concentrazioni inferiori a 2 pCi/L.
- Scompenso con frazione di eiezione ridotta: hazard ratio pari a 1,24.
- Mortalità per insufficienza cardiaca: hazard ratio pari a 1,37.
- Possibile meccanismo biologico: i ricercatori ipotizzano un ruolo dei processi infiammatori e del danno cellulare associati alle radiazioni ionizzanti.
Che cos’è il radon e perché può essere presente nelle abitazioni?
“Il radon è un gas radioattivo di origine naturale prodotto dal decadimento dell’uranio presente nel terreno e nelle rocce. Non ha colore né odore. Per questo motivo, la sua presenza negli ambienti domestici non può essere riconosciuta attraverso i normali sensi. Il gas può raggiungere gli edifici attraverso infiltrazioni provenienti dal suolo, accumulandosi soprattutto negli ambienti chiusi e poco ventilati. La concentrazione indoor può variare in base alle caratteristiche geologiche del territorio, alla struttura dell’edificio e alle modalità di aerazione.” Afferma l‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto– Il legale nella sua lunga carriera contro i cancerogeni, si è occupato anche di radon.
Negli Stati Uniti, l‘Agenzia per la protezione ambientale (EPA) utilizza il valore di 4 pCi/L come livello di riferimento per le proprie indicazioni di intervento. Questa soglia è stata definita principalmente considerando il rischio di tumore polmonare.
Il radon costituisce infatti una delle principali fonti naturali di esposizione alle radiazioni ionizzanti ed è riconosciuto come la seconda causa di tumore del polmone dopo il fumo di sigaretta.
Negli ultimi anni, tuttavia, diversi studi hanno iniziato a esaminare anche il possibile rapporto tra esposizione al radon e patologie cardiovascolari.
Radon e salute cardiovascolare: perché i ricercatori hanno approfondito il rapporto?
Il problemi cardiaci sono una delle principali cause di malattia, mortalità e ricorso alle cure sanitarie.
Come è stato condotto lo studio sul radon e i problemi cardiaci?
La ricerca è uno studio prospettico di coorte basato sui dati della Women’s Health Initiative (WHI), un ampio programma statunitense dedicato alla salute delle donne dopo la menopausa.
L’analisi ha utilizzato le informazioni raccolte in studi osservazionali e sperimentazioni cliniche condotte in 40 centri degli Stati Uniti.
Le partecipanti avevano un’età compresa tra 50 e 79 anni al momento dell’arruolamento, avvenuto tra settembre 1993 e dicembre 1998.
Sono state incluse le donne che non avevano riferito una precedente diagnosi di insufficienza cardiaca all’inizio dello studio e per le quali erano disponibili dati di follow-up sulla salute del cuore fino al 17 febbraio 2024.
Come è stata misurata l’esposizione al radon?
I ricercatori hanno stimato l’esposizione al radon utilizzando la posizione geografica degli indirizzi delle partecipanti.
Nell’analisi principale, a ogni partecipante è stata assegnata la categoria di esposizione corrispondente alla propria area di residenza all’inizio dello studio.
Sono state effettuate ulteriori analisi utilizzando altri indicatori di esposizione. I ricercatori hanno considerato anche eventuali cambiamenti di residenza e stime alternative delle concentrazioni di radon.
Come sono stati identificati i casi di insufficienza cardiaca?
L’esito principale era rappresentato dal primo ricovero per scompenso cardiaco acuto, classificato come certo o possibile.
Le cartelle cliniche sono state esaminate attraverso una procedura in due fasi.
Il valore del 50% è stato utilizzato come soglia per distinguere le diverse forme di insufficienza cardiaca e sono stati utilizzati anche i dati in caso di morte.
Quali altri fattori sono stati considerati?
Per rendere più accurata l’analisi, i ricercatori hanno preso in considerazione numerose caratteristiche delle partecipanti.
Tra queste, oltre a età, razza, etnia e luogo di nascita e residenza, figurano anche il livello di occupazione, istruzione e condizioni socioeconomiche. Oltre, ovviamente a dati fisici come l’abitudine al fumo, alcool, alimentazione, massa corporea, uso di sodio, presenza di altre patologie e esposizione alle polveri sottili e particolato PM2.5. Il PM2.5 è l’insieme di particelle con un diametro aerodinamico inferiore o uguale a 2,5 micrometri, circa 30 volte più sottili di un capello umano.
Quante donne hanno sviluppato scompensi cardiaci?
Lo studio ha incluso 43.188 donne, pari al 98% delle 44.174 partecipanti inizialmente considerate per le quali era disponibile il follow-up degli eventi cardiaci. L’età media era di 63 anni.
Il campione comprendeva:
- 32% di donne nere o afroamericane.
- 59% di donne bianche.
- 9% appartenenti ad altre categorie razziali.
- 15% di donne ispaniche o latine.
- 85% di donne non ispaniche o latine.
Per quanto riguarda i principali fattori di rischio, il 69% presentava ipertensione, il 15% ipercolesterolemia e il 10% diabete. La fibrillazione atriale era presente nel 4% e la cardiopatia coronarica nel 3%.
Quasi la metà delle partecipanti aveva fumato almeno una volta nella vita (48%), mentre l’86% aveva dichiarato di aver consumato alcol.
L’indice di massa corporea medio era pari a 29,6, mentre la pressione arteriosa media era di 129/76 mmHg.
La concentrazione media di polveri sottili nell’ambiente era di 12,6 microgrammi per metro cubo, superiore allo standard nazionale statunitense di 9,0 microgrammi per metro cubo indicato dagli autori in riferimento al periodo dello studio.
Come erano distribuite le concentrazioni di radon?
Le donne appartenenti alla categoria con esposizione più elevata erano prevalentemente bianche e residenti nelle regioni del Nord-Est o del Midwest degli Stati Uniti.
In questo gruppo, inoltre, erano maggiormente rappresentate le partecipanti alle sperimentazioni cliniche e quelle con un livello socioeconomico più elevato.
Queste differenze sono state considerate nelle successive analisi statistiche.
Più radon indoor, maggiore frequenza di scompenso cardiaco?
Durante un periodo medio di osservazione di 16,2 anni sono stati registrati 3.446 nuovi eventi di scompenso cardiaco acuto.
Di questi:
- 1.946, pari al 56%, sono stati classificati come eventi certi.
- 1.500, pari al 44%, sono stati classificati come possibili.
I ricercatori hanno osservato un aumento della frequenza degli eventi al crescere delle concentrazioni di radon.
I dati sull’incidenza radon e scompensi cardiaci
L’incidenza è risultata pari a:
- 68 casi ogni 1.000 donne nelle aree con radon inferiore a 2 pCi/L.
- 79 casi ogni 1.000 donne nelle aree con concentrazioni tra 2 e 4 pCi/L.
- 101 casi ogni 1.000 donne nelle aree con radon superiore a 4 pCi/L.
Il rischio aumenta del 19% nelle aree con radon superiore a 4 pCi/L
Dopo aver considerato i diversi fattori demografici, sociali, comportamentali, clinici e ambientali, l’associazione a concentrazioni superiori del 4 pCi/L è risultata essere un rischio relativo stimato superiore del 19% rispetto al gruppo di riferimento.
Il fumo può modificare il rapporto tra radon e rischio cardiovascolare?
Un ulteriore elemento emerso dall’analisi riguarda l’abitudine al fumo.
I ricercatori hanno osservato che l’associazione tra concentrazioni elevate di radon e problemi cardiaci era presente soprattutto tra le donne che avevano fumato almeno una volta nella vita. L’ipotesi è che le due esposizioni possano contribuire ad amplificare alcuni processi ossidativi e infiammatori.
Come potrebbe agire il radon sul cuore?
I meccanismi biologici che potrebbero spiegare l’associazione osservata non sono ancora completamente definiti.
Secondo gli autori, una possibile spiegazione riguarda l’esposizione alle radiazioni ionizzanti associate al radon e il loro potenziale effetto su diverse cellule dell’organismo.
Le particelle radioattive alfa potrebbero quindi contribuire a danneggiare:
- Le cellule endoteliali, che rivestono internamente i vasi sanguigni.
- I cardiomiociti, cioè le cellule muscolari del cuore.
- I leucociti, componenti del sistema immunitario.
Il danno al DNA potrebbe favorire fenomeni come necrosi, apoptosi e clonalità ematopoietica, morte dei cardiomiociti, formazione di nuovi vasi, fibrosi, alterazioni della capacità contrattile del cuore.
Quest’ultimo processo riguarda l’espansione di popolazioni di cellule del sangue che derivano da una stessa cellula progenitrice e che presentano alterazioni genetiche acquisite.
Quali sono i limiti dello studio?
Nonostante l’ampiezza del campione e la lunga durata del follow-up, la ricerca presenta alcuni limiti importanti.
Il primo riguarda la misurazione dell’esposizione al radon.
I ricercatori non hanno misurato direttamente la concentrazione del gas in ogni abitazione. Hanno invece utilizzato stime territoriali associate agli indirizzi delle partecipanti.
Questo significa che donne residenti nella stessa area sono state considerate esposte a livelli simili, anche se le concentrazioni effettive nelle singole abitazioni potevano essere differenti.
Si tratta di una limitazione metodologica che può determinare una classificazione imprecisa dell’esposizione e lasciare spazio a possibili fattori non completamente controllati.
Inoltre le concentrazioni possono variare, i risultati riguardano soprattutto donne in menopausa e restano alcune incertezze sulla misurazione effettiva dell’esposizione, sui possibili fattori di confondimento e sull’applicabilità dei risultati ad altre popolazioni.
Per questo saranno necessarie ulteriori ricerche per chiarire il rapporto e verificare se la riduzione delle concentrazioni nelle abitazioni possa contribuire concretamente alla prevenzione delle malattie cardiache. L’articolo quindi ha carattere esclusivamente divulgativo basato sui risultati della ricerca pubblicata su JAMA Network Open. Inoltre le associazioni statistiche descritte non dimostrano un rapporto causale diretto, ma ipotizzato. Il testo quindi non sostituisce il parere medico e non costituisce una valutazione individuale del rischio cardiovascolare.
Bibliografia scientifica
Chen S, Shi C, Collins JM, et al. Indoor Radon and Incident Heart Failure Among Postmenopausal Women. JAMA Network Open. Pubblicato online il 5 novembre 2026; Titolo: Women’s Health Initiative (WHI) Radon Risk Investigation, studio WHI Risk It?
