Dopo una lunga vicenda giudiziaria, una vedova della Basilicata ottiene il riconoscimento delle prestazioni previdenziali legate alla morte del marito per mesotelioma pleurico, patologia amianto correlata. Secondo le stime riportate dal legale Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio nazionale amianto (ONA), “il riconoscimento economico comprende circa 150.000 euro per le somme maturate e una rendita mensile ai superstiti di circa 1.500 euro.“
Mesotelioma pleurico e amianto: il caso del lavoratore lucano
L’uomo, originario di Calvello, è morto nel giugno 2018. La sua storia lavorativa, secondo la ricostruzione presentata in sede giudiziaria, comprendeva diverse attività industriali e di trasporto. Aveva iniziato a lavorare a 17 anni presso le fonderie di un grand impianto industriale per la produzione di autoveicoli a Torino.
In seguito, come autista, si era occupato del trasporto e della movimentazione di materiali contenenti amianto a Bari e presso una cementeria.
Gli elementi esaminati nel corso del procedimento hanno permesso di ricostruire una possibile esposizione professionale protratta per oltre sedici anni.
Il riconoscimento della malattia professionale
Nel 2016, dopo aver ricevuto la diagnosi di mesotelioma pleurico, il lavoratore aveva presentato una richiesta all’INAIL per ottenere il riconoscimento della malattia professionale. La domanda, secondo quanto riferito nella ricostruzione del caso, non era stata accolta.
Dopo il decesso dell’uomo, avvenuto nel 2018, anche la moglie aveva cercato di ottenere il riconoscimento delle prestazioni spettanti ai familiari superstiti, senza esito favorevole nella fase iniziale.
Nel 2021 la donna, originaria di Marsico Nuovo e residente a Marsicovetere, ha intrapreso un percorso giudiziario davanti al Tribunale di Potenza.
La documentazione, le testimonianze e gli accertamenti svolti durante il processo hanno contribuito alla valutazione del rapporto tra l’attività lavorativa svolta dall’uomo e la patologia che ne ha causato la morte.
Arretrati e rendita mensile: le somme previste
A questi importi potrebbero aggiungersi le maggiorazioni previste dal Fondo per le vittime dell’amianto, in presenza dei requisiti richiesti.
La decisione assume particolare rilievo per la famiglia, che per anni ha cercato di ottenere il riconoscimento dei diritti collegati alla malattia professionale del lavoratore.
La battaglia della vedova e il ruolo dell’assistenza legale
Commentando la vicenda, Ezio Bonanni ha evidenziato la determinazione della donna nel proseguire il percorso avviato insieme al marito.
Il caso, secondo la posizione espressa dall’ONA, sottolinea l’importanza di garantire procedure efficaci per le persone esposte all’amianto e per i familiari che chiedono il riconoscimento delle prestazioni previste dalla legge.
“Le malattie correlate all’amianto possono manifestarsi anche molti anni dopo l’esposizione. Per questo motivo, la ricostruzione della storia lavorativa, la raccolta della documentazione sanitaria e l’assistenza qualificata possono avere un ruolo importante nelle richieste di riconoscimento.” Afferma Bonanni.
“Per le famiglie coinvolte, conoscere le modalità di presentazione delle domande e le possibilità di tutela può rappresentare un passaggio essenziale per far valere i propri diritti.” Continua il legale.
