Il D.Lgs. 213/2025 rappresenta una delle più importanti riforme degli ultimi anni in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Entrato in vigore il 24 gennaio 2026, il decreto recepisce nell’ordinamento italiano la Direttiva (UE) 2023/2668 e aggiorna le disposizioni del D.Lgs. 81/2008 dedicate alla protezione dei lavoratori esposti all’amianto.

L’intervento normativo nasce dall’evoluzione delle conoscenze scientifiche sugli effetti delle fibre di amianto. Negli ultimi decenni numerosi studi hanno dimostrato che anche esposizioni di modesta entità possono aumentare il rischio di sviluppare gravi patologie, come il mesotelioma, il tumore del polmone e l’asbestosi. Per questo motivo l’Unione europea ha deciso di rafforzare gli standard di prevenzione e di ridurre ulteriormente il livello massimo di esposizione consentito.

Il legislatore italiano ha recepito queste indicazioni attraverso il D.Lgs. 213/2025, introducendo nuovi obblighi per i datori di lavoro e rafforzando gli strumenti destinati alla prevenzione. L’obiettivo non consiste soltanto nel diminuire il numero degli infortuni o delle malattie professionali. La riforma mira soprattutto a ridurre il rischio di esposizione durante le attività di manutenzione, ristrutturazione, demolizione e bonifica degli edifici che contengono materiali con amianto.

Il decreto assume quindi un’importanza particolare in un Paese come l’Italia, dove migliaia di edifici, impianti industriali e infrastrutture conservano ancora manufatti contenenti questo minerale. Molti lavoratori continuano infatti a entrare in contatto con tali materiali durante lo svolgimento delle proprie mansioni. Rafforzare le misure di prevenzione significa quindi proteggere non solo gli addetti alle bonifiche, ma anche numerose altre categorie professionali.

Perché è stato necessario aggiornare la normativa sull’amianto

L’Italia vieta l’estrazione, la commercializzazione e l’utilizzo dell’amianto dal 1992. Nonostante questo divieto, il problema non è scomparso. Una parte significativa del patrimonio edilizio costruito prima degli anni Novanta contiene ancora coperture, tubazioni, canne fumarie, rivestimenti e altri materiali realizzati con questo minerale.

Finché tali manufatti rimangono integri e vengono correttamente monitorati, il rischio di rilascio delle fibre può risultare limitato. La situazione cambia però durante i lavori di manutenzione, ristrutturazione, demolizione o bonifica. In queste circostanze il deterioramento dei materiali può liberare fibre microscopiche che, se inalate, raggiungono i polmoni e possono provocare gravi malattie anche molti anni dopo l’esposizione.

Le istituzioni europee hanno preso atto di questa situazione. Allo stesso tempo hanno considerato il crescente numero di interventi legati alla riqualificazione energetica degli edifici e ai programmi di rinnovamento del patrimonio immobiliare. Questi lavori aumentano infatti le occasioni di contatto con materiali contenenti amianto.

Il D.Lgs. 213/2025 risponde proprio a questa esigenza. La riforma aggiorna la disciplina della prevenzione tenendo conto delle più recenti acquisizioni scientifiche e delle nuove tecnologie disponibili per individuare e controllare la presenza delle fibre. In questo modo il legislatore punta a ridurre ulteriormente il numero delle esposizioni professionali e a rafforzare il diritto dei lavoratori a operare in ambienti sicuri.

Cosa cambia rispetto al D.Lgs. 81/2008

Il D.Lgs. 213/2025 non sostituisce il Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro. Modifica invece alcune disposizioni del D.Lgs. 81/2008, rafforzando gli obblighi già esistenti e introducendo nuove misure di prevenzione.

Una delle principali novità riguarda l’approccio alla valutazione del rischio. Il datore di lavoro deve analizzare con maggiore attenzione la possibile presenza di amianto prima dell’inizio delle attività che possono interessare edifici o impianti costruiti in epoche nelle quali il materiale veniva comunemente utilizzato.

La riforma attribuisce inoltre maggiore importanza alla fase preliminare dei lavori. Prima di iniziare demolizioni, ristrutturazioni o interventi di manutenzione è necessario verificare la presenza di materiali contenenti amianto e adottare le misure necessarie per evitare la dispersione delle fibre.

Il decreto rafforza anche gli obblighi relativi all’organizzazione del cantiere, alla formazione dei lavoratori e all’utilizzo delle attrezzature più idonee per limitare il rischio di esposizione. L’obiettivo è intervenire prima che il pericolo si manifesti, privilegiando la prevenzione rispetto alla gestione delle conseguenze.

Questa impostazione riflette uno dei principi fondamentali del diritto della sicurezza sul lavoro. La tutela della salute non può limitarsi a ridurre i danni dopo l’esposizione, ma deve eliminare o ridurre il rischio alla fonte attraverso una corretta pianificazione delle attività lavorative.

Il nuovo limite di esposizione rappresenta una delle principali novità

Tra gli interventi più significativi introdotti dal D.Lgs. 213/2025 figura il nuovo limite di esposizione professionale alle fibre di amianto. La modifica recepisce quanto previsto dalla Direttiva (UE) 2023/2668 e abbassa il valore massimo consentito negli ambienti di lavoro.

Questa scelta deriva dalle più recenti evidenze scientifiche. Gli studi epidemiologici confermano infatti che non è possibile individuare una soglia completamente priva di rischio. Anche esposizioni relativamente contenute possono contribuire allo sviluppo di patologie molto gravi, soprattutto quando interessano lavoratori esposti per lunghi periodi o in modo ripetuto.

Il nuovo limite non elimina il rischio, ma riduce la quantità di fibre alla quale un lavoratore può essere esposto durante l’attività professionale. Di conseguenza aumenta anche il livello di protezione richiesto ai datori di lavoro e alle imprese che operano in presenza di materiali contenenti amianto.

La riduzione del limite si accompagna all’evoluzione delle tecniche di monitoraggio. Le moderne metodologie analitiche consentono infatti di individuare concentrazioni di fibre sempre più basse e di controllare con maggiore precisione la qualità dell’aria negli ambienti di lavoro.

Il legislatore ha quindi adeguato la normativa alle conoscenze scientifiche e agli strumenti tecnici oggi disponibili, con l’obiettivo di rafforzare la prevenzione e ridurre il numero delle future malattie professionali.

D.Lgs. 213/2025: nuovi obblighi per i datori di lavoro

Il D.Lgs. 213/2025 rafforza gli obblighi che già gravano sul datore di lavoro e attribuisce ancora maggiore importanza alla prevenzione del rischio amianto.

La prima responsabilità consiste nell’individuare tempestivamente la presenza di materiali contenenti amianto prima dell’avvio delle attività lavorative. Questa verifica permette di pianificare correttamente gli interventi e di scegliere le procedure più sicure per evitare la dispersione delle fibre.

Il datore di lavoro deve inoltre aggiornare la valutazione dei rischi ogni volta che cambiano le condizioni operative o emergono nuovi elementi utili a comprendere il livello di esposizione. La semplice predisposizione del documento non è sufficiente. Occorre infatti verificare che le misure adottate risultino realmente efficaci durante l’esecuzione dei lavori.

Particolare attenzione deve essere riservata anche alla formazione dei lavoratori. Chi opera in ambienti nei quali può essere presente l’amianto deve conoscere i rischi, le corrette procedure di lavoro, l’utilizzo dei dispositivi di protezione individuale e le modalità da seguire in caso di emergenza.

Infine il decreto conferma l’importanza della sorveglianza sanitaria e dei controlli ambientali. Monitorare periodicamente le condizioni di lavoro consente infatti di individuare eventuali criticità e di intervenire prima che si verifichino esposizioni pericolose.

Il D.Lgs. 213/2025 rafforza quindi un principio ormai consolidato nel diritto della sicurezza sul lavoro: la salute dei lavoratori si tutela soprattutto attraverso la prevenzione, la formazione e un’efficace organizzazione delle attività lavorative.

Le nuove tutele per i lavoratori esposti all’amianto nel dettaglio

Il D.Lgs. 213/2025 rafforza il sistema di protezione dei lavoratori esposti all’amianto e conferma un principio fondamentale del diritto del lavoro: la prevenzione rappresenta il primo strumento di tutela della salute. L’obiettivo della riforma non consiste soltanto nel ridurre il numero delle esposizioni professionali, ma anche nel rendere più efficaci i controlli e gli obblighi di prevenzione.

Per raggiungere questo risultato, il decreto interviene su diversi aspetti dell’organizzazione del lavoro. Rafforza la valutazione preventiva del rischio, attribuisce maggiore importanza alla formazione, aggiorna le modalità di monitoraggio dell’esposizione e richiama il datore di lavoro a un controllo costante delle condizioni operative.

Queste misure producono effetti concreti per migliaia di lavoratori. Oltre agli addetti alle bonifiche, interessano infatti tecnici della manutenzione, elettricisti, idraulici, muratori, installatori, operai dell’industria, lavoratori portuali e numerose altre categorie che possono entrare accidentalmente in contatto con materiali contenenti amianto.

Il decreto conferma inoltre che la prevenzione non termina con la consegna dei dispositivi di protezione individuale. Il datore di lavoro deve organizzare l’attività in modo da ridurre il rischio fin dalla fase di progettazione degli interventi. Solo quando non è possibile eliminare completamente il pericolo diventano necessarie ulteriori misure di protezione.

La sorveglianza sanitaria assume un ruolo ancora più importante

Uno degli aspetti più rilevanti del D.Lgs. 213/2025 riguarda la sorveglianza sanitaria. L’esposizione all’amianto può infatti provocare patologie che si manifestano anche molti anni dopo il contatto con le fibre. Per questo motivo il monitoraggio della salute dei lavoratori rappresenta uno strumento essenziale di prevenzione.

Il medico competente continua a svolgere un ruolo centrale. Valuta l’idoneità alla mansione, programma gli accertamenti sanitari previsti dalla normativa e collabora con il datore di lavoro nell’individuazione delle misure necessarie per ridurre il rischio.

La sorveglianza sanitaria non deve essere considerata un semplice obbligo formale. Al contrario, permette di individuare tempestivamente eventuali criticità e contribuisce a migliorare l’organizzazione complessiva della prevenzione aziendale.

Il decreto richiama inoltre l’attenzione sull’importanza della tracciabilità delle esposizioni. Una corretta raccolta della documentazione sanitaria e lavorativa può assumere grande rilievo anche negli anni successivi, soprattutto quando un lavoratore sviluppa una patologia correlata all’amianto e deve dimostrare l’origine professionale della malattia.

Il D.Lgs. 213/2025 rafforza il diritto alla salute nei luoghi di lavoro

Il D.Lgs. 213/2025 non introduce soltanto nuovi obblighi tecnici. Rafforza anche il principio secondo cui la tutela della salute costituisce un diritto fondamentale del lavoratore.

L’articolo 32 della Costituzione riconosce la salute come diritto fondamentale dell’individuo. A questo principio si affiancano gli articoli 35 e 41 della Costituzione, che tutelano il lavoro e stabiliscono che l’iniziativa economica privata non possa svolgersi in modo da arrecare danno alla sicurezza, alla libertà e alla dignità della persona.

Nel rapporto di lavoro questi principi trovano concreta applicazione anche attraverso l’articolo 2087 del Codice civile. La norma impone al datore di lavoro di adottare tutte le misure necessarie per proteggere l’integrità fisica e la personalità morale dei lavoratori, tenendo conto delle conoscenze scientifiche e delle migliori tecniche disponibili.

Il D.Lgs. 213/2025 si inserisce proprio in questo quadro. L’aggiornamento della normativa conferma che la prevenzione deve evolversi insieme alla ricerca scientifica. Quando nuove evidenze dimostrano la necessità di innalzare il livello di protezione, anche gli obblighi del datore di lavoro devono adeguarsi.

La responsabilità del datore di lavoro resta centrale

L’aggiornamento della normativa comporta anche conseguenze sul piano delle responsabilità. Il datore di lavoro mantiene infatti il dovere di individuare i rischi presenti nell’ambiente lavorativo e di adottare tutte le misure necessarie per prevenirli.

Se tali obblighi non vengono rispettati, possono emergere profili di responsabilità sia civile sia penale. Ogni situazione richiede naturalmente una valutazione specifica, ma il principio rimane costante: chi organizza l’attività lavorativa deve adottare tutte le cautele richieste dalla legge e dalle conoscenze tecnico-scientifiche disponibili.

Quando un lavoratore contrae una malattia professionale a causa dell’esposizione all’amianto, possono inoltre aprirsi diversi percorsi di tutela. Oltre alle prestazioni riconosciute dall’INAIL, il lavoratore può valutare, nei casi previsti dalla legge, l’azione diretta al risarcimento del danno nei confronti del datore di lavoro o di altri soggetti responsabili.

La giurisprudenza ha più volte ribadito che il semplice rispetto formale degli obblighi documentali non è sufficiente. Il datore di lavoro deve dimostrare di avere adottato concretamente tutte le misure di prevenzione rese possibili dalle conoscenze scientifiche e dalle tecnologie disponibili nel periodo in cui si è verificata l’esposizione.

Il ruolo dell’Osservatorio Nazionale Amianto e dell’Avvocato Ezio Bonanni

Nel corso degli anni l’Osservatorio Nazionale Amianto (ONA) ha svolto un ruolo importante nella diffusione della cultura della prevenzione e nella tutela delle persone esposte all’amianto. Attraverso attività di informazione, assistenza e sensibilizzazione, l’associazione ha contribuito a mantenere alta l’attenzione su un problema che continua a interessare migliaia di lavoratori. Prendendo ispirazione dal Decreto Legislativo 81/2018 e dall’art. 2087 c.c., l’Osservatorio Nazionale Amianto sostiene la possibilità di coniugare salute e lavoro, tesi confermata dalla revisione del Consensus di Helsinki.

L’Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell’ONA, assiste da molti anni lavoratori, ex lavoratori e familiari nei procedimenti relativi al riconoscimento delle malattie professionali, all’ottenimento delle prestazioni previdenziali e all’esercizio delle azioni risarcitorie previste dall’ordinamento.

L’esperienza maturata in numerosi procedimenti giudiziari ha inoltre contribuito a evidenziare l’importanza della prevenzione e della corretta applicazione delle norme sulla sicurezza. Molte delle controversie affrontate negli ultimi anni dimostrano infatti che una gestione tempestiva del rischio avrebbe potuto evitare numerosi casi di esposizione.

Il rafforzamento degli obblighi introdotto dal D.Lgs. 213/2025 va quindi nella stessa direzione perseguita da tempo dall’ONA: ridurre il numero delle esposizioni professionali e garantire una tutela sempre più efficace della salute dei lavoratori.

Il D.Lgs. 213/2025 rappresenta un passo avanti nella prevenzione

Il D.Lgs. 213/2025 segna un’importante evoluzione della disciplina italiana sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Il decreto recepisce le indicazioni dell’Unione europea e aggiorna il sistema di prevenzione alla luce delle più recenti conoscenze scientifiche. Esse hanno preso avvio dalla Risoluzione del Parlamento europeo del 20 ottobre 2021

La riforma conferma che la lotta contro l’amianto non può limitarsi alle attività di bonifica. Occorre anche rafforzare la formazione, migliorare la valutazione del rischio, utilizzare strumenti di monitoraggio più efficaci e garantire una sorveglianza sanitaria adeguata.

L’aggiornamento della normativa assume un valore particolare perché l’amianto continua a essere presente in numerosi edifici e impianti realizzati prima del divieto del 1992. Di conseguenza il rischio di esposizione riguarda ancora molte categorie professionali.

Per questo motivo il D.Lgs. 213/2025 rappresenta non solo un aggiornamento tecnico del D.Lgs. 81/2008, ma anche un ulteriore passo avanti nella tutela del diritto alla salute, nella prevenzione delle malattie professionali e nella protezione dei lavoratori che ogni giorno operano in ambienti potenzialmente esposti alla presenza di amianto.

FAQ

Quando è entrato in vigore il D.Lgs. 213/2025?
Il decreto è entrato in vigore il 24 gennaio 2026 e recepisce nell’ordinamento italiano la Direttiva (UE) 2023/2668.

Qual è la principale novità del D.Lgs. 213/2025?
La riforma rafforza la prevenzione del rischio amianto, riduce il limite di esposizione professionale e introduce obblighi più rigorosi per la valutazione del rischio, la formazione e la sorveglianza sanitaria.

Chi è interessato dalle nuove regole?
Le nuove disposizioni riguardano tutti i lavoratori che possono entrare in contatto con materiali contenenti amianto, comprese le imprese di bonifica, il settore delle costruzioni, la manutenzione degli edifici e numerose altre attività professionali.

Il D.Lgs. 213/2025 modifica il D.Lgs. 81/2008?
Sì. Il decreto aggiorna alcune disposizioni del Testo Unico sulla salute e sicurezza sul lavoro per adeguarle alle più recenti conoscenze scientifiche e alla normativa europea.