Il Lazio continua a essere una delle regioni italiane maggiormente interessate dalla presenza del radon. Ossia il gas naturale radioattivo che può accumularsi negli edifici e rappresentare un rischio per la salute se presente in concentrazioni elevate.
Il Piano Nazionale d’Azione per il Radon, entrato in vigore nel 2024, preveda l’individuazione delle aree prioritarie in cui concentrare le attività di prevenzione e controllo, secondo la fonte, per la Regione Lazio si attesa un specifico piano operativo.
Cos’è il radon e perché è considerato un rischio
“Il radon è un gas incolore, inodore e naturalmente presente nel sottosuolo. Può infiltrarsi negli edifici attraverso crepe, fondamenta e impianti, accumulandosi soprattutto nei locali interrati o ai piani bassi. L’esposizione prolungata a concentrazioni elevate è riconosciuta come uno dei principali fattori di rischio per il tumore al polmone dopo il fumo di sigaretta.” Afferma l‘Avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto commentando la notizia.
Per questo motivo le istituzioni nazionali ed europee promuovono il monitoraggio e gli interventi di mitigazione nelle aree più esposte.
Monitoraggio del radon nel Lazio
Riportiamo l’informazione pubblicata da Arpa Lazio riguardo il monitoraggio:
Le attività della campagna di monitoraggio del radon indoor nella regione Lazio furono svolte nell’ambito di due programmi portati a termine tra il 2003 e il 2011. Nel periodo 2003-2007, l’ISPRA – Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale ha realizzato il progetto. Finanziato dal MATTM – Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica dal titolo “Qualificazione delle metodologie per la misura delle concentrazioni di radon e per l’individuazione delle zone a maggiore probabilità di alte concentrazioni di radon”.
Il tutto nell’ambito della legge 93/2001 che ha visto l’esecuzione di un’indagine pilota sul territorio delle province di Roma e Viterbo. Successivamente, dall’esigenza della Regione Lazio di ottemperare al d.lgs. 241/00, fu stipulata, nel 2008, tra l’ ISPRA e l’ARPA Lazio la “Convenzione per il completamento delle indagini volte alla individuazione delle zone a maggiore probabilità di alte concentrazioni di attività di radon nella regione Lazio”. Al fine di estendere la campagna di monitoraggio alle restanti province di Frosinone, Latina e Rieti.
Seppur con alcune differenze dovute alla maturata esperienza acquisita con l’indagine su Roma e Viterbo. Gli obiettivi primari delle indagini sono stati la misurazione della concentrazione di attività di radon indoor presente nelle abitazioni della regione. E la classificazione del territorio in zone a maggiore probabilità di alte concentrazioni di radon.
La necessità della pianificazione
L’individuazione delle aree prioritarie consentirebbe di concentrare le attività di monitoraggio e di informare cittadini, amministrazioni e proprietari di immobili sulle misure necessarie per ridurre il rischio.
Alcune regioni italiane con un’elevata presenza di radon hanno già adeguato la propria pianificazione alle indicazioni nazionali. Tra queste figurano Friuli Venezia Giulia e Lombardia, che hanno avviato le procedure per identificare le zone prioritarie e organizzare le attività di prevenzione.
La pianificazione mirata permette infatti di programmare campagne di misurazione, favorire gli interventi di risanamento degli edifici e aumentare la consapevolezza dei cittadini sui rischi legati all’esposizione al gas.
