Il riscaldamento artico procede più velocemente del previsto e una nuova ricerca della Penn State University ha individuato un meccanismo finora poco conosciuto che intensifica questo fenomeno. Secondo gli scienziati, una combinazione di processi naturali e attività umane è in grado di innescare un ciclo pericoloso, capace di accelerare lo scioglimento dei ghiacci e alterare la chimica dell’atmosfera artica.
Come si manifesta il fenomeno artico
Le analisi della ricerca “Chacha” (Chemistry in the Arctic: Clouds, Halogens, and Aerosols) hanno evidenziato che le crepe nel ghiaccio marino, note come leads, liberano calore e vapore acqueo nell’atmosfera. Questo fenomeno favorisce la formazione di nuvole ed il trasporto verso l’alto di sostanze chimiche e aerosol. Ciò accelera la fusione del ghiaccio ed è concausa della creazione di nuove crepe, innescando così un meccanismo di retroazione continuo.
Inoltre l’inquinamento derivante dalle attività petrolifere entrerebbe in combinazione con la neve salina. Il bromuro prodotto durante questi passaggi provoca la rimozione dell’ozono vicino alla superficie. Ciò permetterebbe quindi a una maggiore quantità di radiazioni solari di penetrare e quindi di riscaldare (e sciogliere) il ghiaccio.
Smog e inquinamento in regioni remote
La campagna ha rilevato livelli di ossido di azoto nella bassa atmosfera paragonabili a quelli di grandi aree urbane, nonostante la regione sia considerata remota e incontaminata. Inoltre i composti chimici prodotti dalle emissioni industriali formano radicali liberi in grado di spostarsi su lunghe distanze, estendendo l’impatto della contaminazione ben oltre i siti di estrazione.
Implicazioni per la scienza climatica
Queste scoperte forniscono dati essenziali per migliorare i modelli climatici globali, aiutando gli scienziati a comprendere meglio come ghiaccio, nuvole, inquinanti e chimica atmosferica interagiscano per influenzare il clima artico e globale. Il professor Jose D. Fuentes, autore principale dello studio, spiega che la ricerca ha permesso di osservare come l’uomo stia alterando processi naturali fondamentali, rivelando dinamiche complesse.
Lo studio CHACHA e la collaborazione internazionale
Secondo la fonte, il progetto CHACHA avrebbe coinvolto numerose istituzioni, tra cui Stony Brook University, University at Albany, University of Michigan e University of Alaska Fairbanks, con il supporto della National Science Foundation. La ricerca si è svolta tra febbraio e aprile 2022, durante il polar sunrise, il periodo di luce continua dopo mesi di buio, quando la radiazione solare intensa accelera le reazioni chimiche nella bassa atmosfera artica.
I risultati della ricerca sono fandamentali. Infatti consentono di migliorare i modelli climatici predittivi necessari per pianificare interventi di mitigazione a livello globale, aumentando la consapevolezza sull’urgenza di proteggere l’ecosistema artico.
Fonte
Penn State. “Scientists found a dangerous feedback loop accelerating Arctic warming.” ScienceDaily, 29 dicembre 2025
