I lavori in quota e le attività svolte all’interno di spazi confinati rappresentano due delle aree più critiche della sicurezza sul lavoro. Entrambi questi ambiti concentrano un numero elevato di incidenti gravi o mortali e richiedono competenze tecniche, procedure rigorose e un’organizzazione della prevenzione molto più attenta rispetto ad altre lavorazioni.

Comprendere la normativa di riferimento, i requisiti operativi e le categorie di lavoratori più esposte è essenziale per ridurre il rischio e garantire un ambiente di lavoro realmente sicuro.

Che cosa si intende per lavoro in quota?

Per lavoro in quota si intende qualsiasi attività che espone il lavoratore al pericolo di caduta dall’alto a un’altezza superiore a 2 metri rispetto a un piano stabile. La definizione comprende non solo i lavori su coperture, ponteggi e piattaforme, ma anche operazioni apparentemente semplici come la manutenzione su scale, il montaggio di pannelli, la pulizia di vetrate o interventi in ambienti sopraelevati.

La caduta dall’alto è uno degli eventi più frequenti e gravi nel panorama degli infortuni sul lavoro. I rischi non dipendono solo dall’altezza, ma soprattutto dalla presenza di superfici instabili, scivolose, non protette o dal mancato utilizzo dei dispositivi di protezione individuale.

Garantire la sicurezza significa intervenire non solo sul dispositivo anticaduta, ma sull’intera organizzazione del lavoro: pianificazione, valutazione delle condizioni climatiche, scelta delle attrezzature e formazione specifica del personale.

Che cosa sono gli spazi confinati?

Per spazio confinato si intende un luogo completamente o parzialmente chiuso, caratterizzato da accessi ristretti e ventilazione naturale insufficiente. In questi ambienti possono accumularsi gas tossici, vapori infiammabili, carenza di ossigeno o altri fattori che, anche se non visibili, possono trasformarsi in situazioni letali in pochi secondi.
Rientrano in questa categoria: silos, vasche, serbatoi, cisterne, condotte, tombini, camere di ispezione, intercapedini e locali sotterranei.
La criticità non riguarda solo l’esposizione agli agenti pericolosi, ma anche la difficoltà di soccorso: le vie di accesso sono strette e spesso non consentono l’estrazione rapida del lavoratore in caso di malore o incidente.

Ogni intervento in spazio confinato richiede un’organizzazione dettagliata, con ruoli precisi, apparecchiature dedicate e un sistema di emergenza immediatamente attivabile.

Qual è la normativa di riferimento per i lavori in quota e spazi confinati?

La disciplina dei lavori in quota e degli spazi confinati è particolarmente articolata. Per i lavori in quota, il riferimento principale è il Titolo IV del D.Lgs. 81/2008, relativo ai cantieri temporanei e mobili, e il Titolo III, che regola attrezzature e DPI. Le misure anticaduta devono privilegiare le protezioni collettive (come parapetti e ponteggi conformi) rispetto ai dispositivi individuali.

La normativa richiede una valutazione specifica dei rischi, l’adozione di sistemi anticaduta certificati, la formazione mirata e la verifica periodica delle attrezzature.

Gli spazi confinati sono regolati in modo più specifico dal D.P.R. 177/2011, che stabilisce i requisiti minimi per poter operare in tali ambienti. Il decreto impone che:

  • l’impresa sia qualificata con personale formato ed esperto;
  • vi sia almeno un lavoratore addestrato al pronto soccorso e alle tecniche di recupero;
  • siano utilizzati strumenti di rilevazione gas e apparecchiature per la ventilazione;
  • venga predisposto un piano di lavoro e di emergenza prima dell’ingresso.

Questo quadro normativo integra le prescrizioni generali del D.Lgs. 81/2008 in tema di valutazione dei rischi, formazione, sorveglianza sanitaria e uso dei DPI.

Quali sono le procedure operative per i lavori in quota?

Una procedura efficace per i lavori in quota deve iniziare molto prima dell’intervento. Dopo la valutazione dei rischi, si definisce la modalità operativa più sicura, privilegiando:

  • l’eliminazione del rischio (interventi da terra con attrezzature telescopiche);
  • l’adozione di protezioni collettive (ponteggi, parapetti, piattaforme elevabili);
  • l’uso dei DPI anticaduta solo quando le misure collettive non sono applicabili.

Quando si impiegano imbracature, cordini, punti di ancoraggio e linee vita, è necessario verificare la certificazione, la compatibilità dei dispositivi e la formazione dei lavoratori. Le condizioni meteorologiche devono essere valutate costantemente, perché vento, pioggia o superfici ghiacciate aumentano esponenzialmente il rischio di caduta.

Infine, la presenza del preposto è indispensabile. Egli vigila sull’operato, verifica che i DPI siano indossati correttamente e interviene immediatamente in caso di comportamenti pericolosi.

Quali sono le procedure operative per gli spazi confinati?

L’accesso a uno spazio confinato non può mai essere improvvisato. La procedura inizia con un’analisi dell’ambiente per individuare eventuali atmosfere pericolose. Si eseguono misurazioni dell’ossigeno, dei gas tossici e dei vapori infiammabili. Se necessario, si attiva una ventilazione forzata per ristabilire condizioni sicure.

Prima dell’ingresso, è necessario:

  • predisporre un permesso di lavoro, che descrive operazioni, rischi, ruoli e tempi;
  • assicurare un sistema di comunicazione costante tra interno ed esterno;
  • designare un sorvegliante che, da fuori, controlla l’evoluzione dell’intervento e attiva i soccorsi;
  • utilizzare DPI specifici come autorespiratori, imbracature con treppiede di recupero e rilevatori personali di gas.

L’uscita deve essere sempre garantita con vie libere, attrezzature funzionanti e un piano di emergenza già operativo.

Quali sono i lavoratori più esposti e profili professionali coinvolti?

Le attività in quota e negli spazi confinati interessano una vasta gamma di lavoratori. In quota troviamo carpentieri, manutentori, installatori di impianti fotovoltaici, operatori edili, addetti alla pulizia di facciate e tecnici che lavorano su tetti e coperture.

Gli spazi confinati coinvolgono, invece, addetti alla manutenzione industriale, lavoratori delle reti fognarie, operatori dei silos, tecnici degli impianti alimentari, addetti ai depuratori e personale agricolo coinvolto nella pulizia di cisterne o vasche.

Sono categorie che operano spesso in condizioni complesse, con margini di errore minimi e con la necessità di prendere decisioni rapide. Per questo motivo la formazione specialistica e l’esperienza operativa sono elementi essenziali per prevenire incidenti.

Faq

Quando si considera un lavoro in quota?
Quando esiste il rischio di caduta dall’alto da un’altezza superiore a 2 metri rispetto a un piano stabile.

Che cosa rende pericolosi gli spazi confinati?
La ventilazione insufficiente, la presenza di gas e vapori pericolosi, la carenza di ossigeno e la difficoltà dei soccorsi.

Quali norme si applicano?
Il D.Lgs. 81/2008 per la sicurezza generale e il D.P.R. 177/2011 per gli spazi confinati.

Chi può lavorare in spazi confinati?
Solo personale qualificato, formato e dotato di idoneità sanitaria, accompagnato da un team dedicato alla sorveglianza e al recupero.

Qual è la priorità nei lavori in quota?
Garantire protezioni collettive e utilizzare i DPI solo quando non è possibile eliminare o ridurre il rischio con misure strutturali.