Il 13 ottobre si celebra la Giornata internazionale per la riduzione del rischio dei disastri. Per l’occasione, ISPRA presenta l’Urban Geo-climate Footprint, un metodo innovativo che aiuta a comprendere le caratteristiche geologiche e climatiche delle aree urbane e a migliorare la prevenzione dei rischi.
L’iniziativa è stata istituita dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite e promuove una cultura globale della prevenzione, della preparazione e della mitigazione dei rischi legati a eventi naturali e alle attività umane.
L’obiettivo è ridurre le conseguenze dei disastri sulle persone, sulle infrastrutture, sull’ambiente e sullo sviluppo economico e sociale
Quanto incidono il sottosuolo, il clima e le attività umane sulla sicurezza di una città?
Urban Geo-climate Footprint (UGF) ed è stato sviluppato nell’ambito di un’attività di ricerca condotta insieme alla rete europea dei servizi geologici EuroGeoSurveys.
Lo scopo è trasformare dati scientifici complessi in informazioni facilmente comprensibili. In questo modo, amministratori, tecnici e cittadini possono conoscere meglio le caratteristiche del territorio urbano e individuare gli aspetti da considerare nella pianificazione e nella prevenzione.
Urban Geo-climate Footprint: come funziona il nuovo indice
L’Urban Geo-climate Footprint analizza il rapporto tra le caratteristiche geologiche e climatiche di un territorio e il suo sviluppo urbano. Per farlo, utilizza le informazioni disponibili nelle banche dati pubbliche, integrando diversi elementi che contribuiscono a definire il profilo di una città.
Il metodo assegna un punteggio compreso tra 0 e 500. Il valore esprime quanto il contesto geologico e climatico possa influenzare lo sviluppo e il funzionamento dell’area urbana.
Un punteggio più elevato indica una maggiore interazione tra il contesto geologico-climatico e il tessuto urbano. Non rappresenta, quindi, una previsione certa di un disastro, ma uno strumento di lettura del territorio utile per orientare le valutazioni e le decisioni.
Grazie a questa metodologia, ISPRA ha già esaminato diverse città europee e tutti i capoluoghi di regione e delle province autonome italiane.
Città italiane a confronto: da Trento a Napoli
I risultati ottenuti in Italia evidenziano differenze significative tra i territori analizzati. I punteggi variano dai 94 punti di Trento ai 359 di Napoli.
Tra i valori più elevati figurano anche Genova, con 304 punti, Palermo con 265, Bari con 255 e Catanzaro con 250.
Al contrario, tra i punteggi più contenuti si trovano Bolzano, con 144 punti, Milano con 155, Aosta con 160 e Trieste con 162.
Ecco il confronto dei valori riportati da ISPRA:
- Napoli: 359 punti
- Genova: 304 punti
- Palermo: 265 punti
- Bari: 255 punti
- Catanzaro: 250 punti
- Trieste: 162 punti
- Aosta: 160 punti
- Milano: 155 punti
- Bolzano: 144 punti
- Trento: 94 punti
Questi numeri consentono di confrontare il modo in cui le caratteristiche geologiche e climatiche interagiscono con le aree urbane. Tuttavia, è importante interpretarli correttamente: il punteggio UGF non equivale a una classifica assoluta della sicurezza delle città e non indica, da solo, la probabilità che si verifichi un evento calamitoso.
Per valutare i rischi effettivi occorre considerare anche le specifiche condizioni locali, l’esposizione della popolazione, le caratteristiche degli edifici e delle infrastrutture e le misure di prevenzione già adottate.
City Geo Factsheet: la carta d’identità geologica delle aree urbane
Accanto all’indice UGF, il metodo consente di realizzare il City Geo Factsheet (CGF), una sorta di carta d’identità geologica della città.
Il documento raccoglie le principali informazioni che descrivono il profilo geologico e climatico di un’area urbana. L’analogia con la carta d’identità personale aiuta a comprendere la sua funzione: offrire una panoramica sintetica delle caratteristiche essenziali del territorio.
Il City Geo Factsheet non si limita a evidenziare le criticità ( e quindi i rischi sui disastri). Considera anche le risorse e gli elementi favorevoli che caratterizzano il contesto urbano.
Tra le informazioni che può comprendere figurano:
- Caratteristiche del terreno: la natura del suolo e del sottosuolo su cui si sviluppa la città.
- Acque sotterranee: le informazioni relative alle risorse idriche presenti nel sottosuolo.
- Pressioni climatiche: gli elementi climatici che possono influenzare il territorio urbano.
- Attività umane: le pressioni legate all’urbanizzazione e alle trasformazioni del territorio.
- Pericolosità geologica: i fenomeni che possono rappresentare un problema per persone, edifici e infrastrutture.
- Risorse e punti di forza: gli elementi territoriali utili per una gestione consapevole dell’ambiente urbano.
- Aspetti da monitorare: le condizioni che richiedono ulteriori approfondimenti o interventi di prevenzione.
Il risultato è una rappresentazione più immediata del rapporto tra territorio e città. In questo modo, le informazioni scientifiche possono diventare un supporto concreto per la pianificazione urbanistica e la gestione del territorio.
ISPRA: la conoscenza del sottosuolo aiuta a prevenire i rischi e i disastri
L’importanza del nuovo strumento è stata sottolineata da Maria Alessandra Gallone, presidente di ISPRA e del Sistema nazionale per la protezione dell’ambiente (SNPA).
Nel presentare l’iniziativa, Gallone ha evidenziato il valore della conoscenza del territorio per orientare le decisioni che riguardano le aree urbane. L’Urban Geo-climate Footprint permette infatti di sintetizzare informazioni sulle caratteristiche del suolo, sulle principali criticità e sulle possibili aree di intervento.
La finalità è rendere più accessibili i dati e le competenze scientifiche, affinché possano essere utilizzati da chi deve programmare interventi, definire strategie e assumere decisioni.
In questa prospettiva, conoscere in anticipo le caratteristiche di un territorio significa disporre di strumenti migliori per pianificare la prevenzione e individuare le azioni più appropriate.
Il tool UGF, la guida per il suo utilizzo, alcuni esempi applicativi e un documentario esplicativo sono disponibili sul portale ufficiale di ISPRA.
Il Sendai Framework e la resilienza delle comunità
Le Nazioni Unite e l’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di disastri (UNDRR) sostengono l’attuazione del Sendai Framework for Disaster Risk Reduction 2015-2030.
Questo quadro internazionale promuove strategie per comprendere meglio i rischi, rafforzare la governance, investire nella prevenzione e migliorare la preparazione alle emergenze.
La posta in gioco è elevata. Secondo le stime riportate nel testo di riferimento, i costi complessivi delle catastrofi superano i 2,3 trilioni di dollari all’anno quando si considerano anche gli impatti indiretti e quelli sugli ecosistemi. Inoltre, tra il 2016 e il 2025, circa 100 milioni di persone all’anno sono state colpite, in media, da catastrofi.
Per il 2026, il messaggio indicato nel testo è «La resilienza comincia a casa». Il tema richiama l’importanza di garantire abitazioni sicure, economicamente accessibili e capaci di resistere ai pericoli presenti sul territorio.
La casa, infatti, rappresenta il primo spazio da proteggere. Per questo, la sicurezza degli edifici e la conoscenza dei rischi locali sono elementi centrali nelle politiche di prevenzione.
Italia, territorio fragile: il ruolo della Protezione civile
L’Italia presenta una notevole varietà geologica e morfologica. Questa caratteristica si accompagna a diversi fattori di rischio, tra cui quelli sismici, idrogeologici e vulcanici.
Per affrontare tali sfide, il Dipartimento della Protezione civile della Presidenza del Consiglio dei ministri coordina un sistema integrato che comprende previsione, prevenzione, soccorso e superamento dell’emergenza.
Il modello si basa sulla collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica e volontariato organizzato. L’integrazione delle competenze è fondamentale per migliorare la capacità di risposta e rafforzare la preparazione delle comunità.
Anche il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica contribuisce ad affrontare le sfide legate al cambiamento climatico e alle nuove emergenze, promuovendo approcci innovativi e una maggiore attenzione alla sicurezza e allo sviluppo sostenibile.
Un ruolo specifico è svolto inoltre dal Dipartimento Casa Italia, che coordina interventi di ricostruzione nei territori colpiti da eventi calamitosi e partecipa alle attività di prevenzione e contrasto del dissesto idrogeologico e di riduzione del rischio sismico.
UNICRI: sicurezza, crimini ambientali e ricostruzione
La riduzione del rischio di disastri non riguarda soltanto gli aspetti geologici, climatici e infrastrutturali. Occorre considerare anche le conseguenze sociali e le possibili criticità per la sicurezza.
In questo ambito opera l’UNICRI, l’Istituto interregionale delle Nazioni Unite per la ricerca sul crimine e la giustizia, che analizza gli effetti dei disastri naturali e tecnologici sulla stabilità sociale e sulla sicurezza.
L’Istituto sviluppa modelli di gestione finalizzati a ridurre i rischi associati alle emergenze complesse. Tra gli ambiti di intervento rientrano la prevenzione delle infiltrazioni della criminalità organizzata nelle attività di ricostruzione dopo un disastro e il contrasto al traffico illecito di rifiuti e ai reati ambientali.
Questi fenomeni possono aggravare la vulnerabilità dei territori e ostacolare i percorsi di recupero. Per questo, l’UNICRI promuove anche attività formative dedicate ai crimini ambientali, contribuendo alla diffusione di competenze utili per la tutela dell’ambiente e della sicurezza.
Prevenzione dei disastri: perché conoscere il territorio è fondamentale
La Giornata internazionale del 13 ottobre richiama l’attenzione su una necessità sempre più importante: conoscere i rischi prima che si trasformino in emergenze.
Strumenti come l’Urban Geo-climate Footprint e il City Geo Factsheet possono contribuire a rendere più accessibili le informazioni sul sottosuolo, sul clima e sulle caratteristiche delle città.
Questi strumenti non sostituiscono gli studi specialistici o le valutazioni di pericolosità e rischio. Possono però offrire una base informativa utile per individuare le priorità, migliorare la pianificazione urbana e orientare gli interventi.
La prevenzione richiede infatti la collaborazione tra istituzioni, ricercatori, tecnici e cittadini. Richiede inoltre investimenti, aggiornamento delle conoscenze e una maggiore consapevolezza dei pericoli presenti nei territori.
Conoscere il terreno su cui sorgono le città, comprendere le pressioni climatiche e individuare le criticità rappresentano passaggi importanti per costruire comunità più preparate e resilienti.
La sicurezza comincia dalla conoscenza: sapere come è fatto un territorio permette di pianificare meglio il suo sviluppo e di affrontare con maggiore consapevolezza le sfide ambientali del futuro.
