Il radon negli ambienti chiusi è oggi riconosciuto come uno dei principali fattori di rischio ambientale per la salute. Invisibile e inodore, questo gas radioattivo può accumularsi negli edifici e contribuire allo sviluppo di patologie gravi, in particolare il tumore polmonare. Argomento spesso trattato anche dall‘Osservatorio Nazionale Amianto presieduto dall‘Avv. Ezio Bonanni.
Una recente revisione sistematica della letteratura scientifica offre un quadro aggiornato e approfondito sul tema, confermando la necessità di rafforzare le strategie di prevenzione e controllo.
Come è stato condotto lo studio sul radon
La ricerca, intitolata Health Effects and Preventive Strategies for Radon Exposure: A Systematic Review of the Literature, ha analizzato centinaia di studi internazionali selezionati attraverso i principali database scientifici. Il processo di revisione ha seguito criteri rigorosi, riducendo progressivamente il numero delle pubblicazioni fino a individuare solo quelle realmente rilevanti e affidabili.
Gli studi inclusi coprono un ampio arco temporale e sono stati condotti in diversi Paesi, tra cui Stati Uniti, Spagna, Canada, Europa dell’Est e Asia. La qualità metodologica è stata valutata attraverso parametri riconosciuti a livello internazionale, garantendo solidità ai risultati finali.
Livelli di radon indoor e fattori di rischio
Dall’analisi si conferma con chiarezza che la concentrazione di radon negli ambienti chiusi non è uniforme, ma varia in base a diversi elementi. Le caratteristiche del suolo, la posizione geografica, la struttura degli edifici e le modalità di ventilazione incidono in modo determinante.
In particolare, gli edifici situati in aree ricche di rocce granitiche o caratterizzati da scarsa ventilazione tendono a registrare valori più elevati. Anche le stagioni influenzano la concentrazione del gas, con livelli generalmente più alti nei mesi freddi, quando gli ambienti restano chiusi più a lungo.
ribadito il legame tra radon e tumore al polmone
Uno degli aspetti più rilevanti evidenziati dallo studio riguarda la relazione tra esposizione al radon e rischio oncologico. I dati analizzati confermano una correlazione significativa tra l’aumento della concentrazione di radon indoor e l’incidenza del tumore al polmone.
Il rischio cresce con l’intensità e la durata dell’esposizione e risulta particolarmente elevato nei soggetti fumatori. In questi casi, il radon agisce in sinergia con il tabacco, amplificando gli effetti dannosi sui tessuti polmonari.
La revisione sottolinea inoltre come il rischio non sia limitato a livelli elevati, ma possa manifestarsi anche a concentrazioni inferiori alle soglie normative attuali.
Effetti biologici e tipologie di tumore
Dal punto di vista biologico, il radon provoca danni diretti al DNA attraverso radiazioni alfa ad alta energia. Questi processi generano mutazioni genetiche, alterazioni cellulari e uno stato infiammatorio persistente che favorisce lo sviluppo tumorale.
Lo studio evidenzia differenze anche nei tipi di tumore associati all’esposizione. L’adenocarcinoma risulta più frequente nei non fumatori, mentre nei fumatori sono più comuni forme come il carcinoma squamoso e quello a piccole cellule. Questa distinzione suggerisce meccanismi di cancerogenesi differenti, ancora oggetto di approfondimento scientifico.
Strategie di prevenzione e riduzione del radon
Un elemento importante emerso dalla revisione riguarda l’efficacia delle tecniche di mitigazione. Interventi mirati sugli edifici, come il miglioramento della ventilazione o l’adozione di sistemi specifici per impedire l’ingresso del gas dal suolo, possono ridurre in modo significativo le concentrazioni indoor.
Nonostante ciò, gli studi disponibili su questi interventi sono ancora limitati, e la loro applicazione non è uniforme tra i diversi Paesi. Questo evidenzia la necessità di politiche più incisive e di una maggiore diffusione delle pratiche preventive.
Normativa e prospettive future
Il quadro normativo europeo stabilisce limiti di riferimento per la concentrazione di radon negli ambienti chiusi e impone agli Stati membri l’adozione di piani nazionali di controllo. Tuttavia, la revisione scientifica mette in luce come l’applicazione di queste misure sia ancora disomogenea.
Secondo gli autori, è fondamentale integrare la valutazione del rischio radon nella pianificazione urbanistica e nella progettazione edilizia. Inoltre, risulta essenziale promuovere campagne informative per aumentare la consapevolezza dei cittadini.
Le evidenze scientifiche più recenti rafforzano quindi il legame tra esposizione indoor e tumore polmonare, sottolineando l’urgenza di interventi coordinati.
Investire nella prevenzione, nella misurazione e nella bonifica degli edifici costituisce oggi una delle strategie più efficaci per tutelare la salute pubblica e migliorare la qualità dell’aria negli ambienti chiusi.
Fonte scientifica
Cofone L., Sabato M., Colombo C., Scalingi S., Montesi A., Paglione L., Patania F.
Health Effects and Preventive Strategies for Radon Exposure: A Systematic Review of the Literature
Journal of Respiratory Research, 2025, 5(4), 16
